
Ragusa Sottosopra
n.3 del 08/06/2009
Il Museo:"L'Italia in Africa"

Esposta nei locali di via S. Giuseppe una ricca collezione di cimeli del
colonialismo italiano in Libia, Somalia ed Eritrea dal 1885 al 1960
Dopo nove mesi di lavoro e impegno è stato inaugurato a Ragusa il primo Museo Civico: è intitolato “L’Italia in Africa 1885 – 1960”. Ideatori e promotori di questa importante operazione culturale per la città sono il sindaco Dipasquale ed il geometra Mario Nobile. Ho richiesto un’intervista a Mario Nobile, direttore responsabile del Museo, che gentilmente ha risposto, raccontando e illustrando l’iter percorso per arrivare a questo bel risultato.
So che lei è uno storico della sua città. Che tipo di ricerche ha effettuato in particolare?
Mi sono dedicato alla ricerca di documentazione sulla vita e la carriera dell’Ammiraglio Salvatore Scrofani, ragusano, che raggiunse i vertici più alti del Corpo Sanitario della Regia Marina, perché spinto e stimolato dalle “leggende popolari” che, tra gli anz

Avendo già quasi concluso tali ricerche, intendo realizzare, appena possibile, una pubblicazione in proposito. Oltre a questo, ho anche effettuato ricerche sulle opere edili realizzate a Ragusa nel periodo che va tra il 1928 ed il 1938, subito dopo la sua elevazione a provincia nel 1927, raccogliendo oltre 450 fotografie delle varie opere in costruzione.
Pubblicazioni?
Ho realizzato tre pubblicazioni. La prima “Ragusa 1928 – 1938: Una città in cantiere” riguardava, appunto, la raccolta di 150 foto relative alle varie opere realizzate a Ragusa in tale decennio, corredata da testi e documenti dell’epoca, andato subito esaurito. E’ seguito un secondo volume, corredato da altre 300 foto e nuovi testi approfonditi, il cui titolo è “ Ragusa 1928 – 1938: Immagini di una città in crescita”.
La terza pubblicazione “Nobile – Una matita, un sorriso” è un

Come è nata l’idea di realizzare un museo civico che raffigurasse la presenza italiana in Africa dal 1885 al 1960. E come ha corrisposto il Sindaco?
Da tanti anni, oltre 35, sono sempre stato un collezionista di oggetti, in particolare uniformi militari, riguardanti appunto la presenza italiana in Africa dal 1885 al 1960.
Questo materiale è stato sempre tenuto da me conservato in armadi e casse e ammirato, di tanto in tanto, da amici, collezionisti e non, che venivano a trovarmi.
Poi ho pensato che sarebbe stato interessante permettere la visione di questo materiale anche ai miei concittadini ed ai turisti che vengono nella mia città; per cui, considerato che Ragusa non ha mai avuto un museo civico, ho pensato che se ne sarebbe potuto fare uno chiamato, per esempio, “L’Italia in Africa”.
Ne ho parlato col sindaco Nello Dipasquale che, intuendo immediatamente l’importanza della proposta, l’ha subito accolta invitandomi

Mi risulta che lei abbia messo a disposizione la sua collezione in comodato d’uso gratuito. Come mai?
Perché amo molto la mia Ragusa e stimo i miei concittadini.
Inoltre ritengo sia un dovere morale dare una mano per allargare la conoscenza storica affinché, attraverso le testimonianze dell’epoca di cui si tratta, si possa giungere alla verità che spesso, proprio per mancanza di documenti certi, viene volutamente travisata da chi ha interesse a farlo.
Il Museo si trova nello stesso palazzo del Comune, in via S. Giuseppe. Ha trovato posto per tutta la sua collezione?
Si, la collezione ho potuto sistemarla tutta nei locali che mi sono stati assegnati, però debbo dire che se ci fosse stata una stanza in più sarebbe stato meglio perché avrei potuto distribuire ed evidenziare nel modo più opportuno il materiale esposto.
Avendo partecipato all’inaugurazione ho avuto modo di sentire molti commenti positi

Certo che starebbero meglio nelle bacheche, anzi, è assolutamente necessario che vi vengano sistemate perché sarebbero, soprattutto, protette dalla polvere e dalle tarme (all’interno delle bacheche si potrebbero attuare dei processi di disinfestazione, senza essere rilevati dai visitatori e, principalmente, preservarle dall’umidità che le danneggerebbe). Le bacheche, inoltre, sarebbero un ottimo ostacolo contro eventuali atti di vandalismo e danneggiamento delle uniformi da parte di qualche esaltato. Ne servirebbero anche di piccole per la collezione di monete, medaglie e altro materiale che costituiscono almeno un altro 10% da esporre, non ancora inserito, in attesa che vengano realizzate. Infine le bacheche darebbero un tono di eleganza e raffinatezza all’ambientazione museale.
Mi parli dell’inaugurazione, degli ospiti e del criterio che lei ha usato per organizzare tutto.
L’inaugurazione, come d’altronde ogni evento del genere, è sempre importante per il f

In ultimo, ma certo non meno importante: come ha strutturato e disposto il Museo?
Nel Museo si trovano quattro sale a cui è stato dato, a ciascuna, il nome di una delle nostre colonie africane.
La prima stanza, quella d’ingresso, è stata chiamata Sala Eritrea. Qui si trova, in particolare, un manichino che indossa una uniforme d’epoca, del 1885, simile a quella indossata dal nostro concittadino medico di 1a classe della Regia Marina Salvatore Scrofani quando, allora era capitano di va

La successiva è la Sala Somalia dove, tra altre, si trovano due uniformi, una appartenuta al sottotenente del XXII battaglione di fanteria coloniale, Antonio Barone di Modica, medaglia d’argento al Valore Militare, e l’altra al tenente della Polizia Africa Italiana Bruno De Martinez La Restia di Siracusa, ma di origine ragusana.
Subito dopo c’è la Sala Libia dove, oltre a importanti uniformi, si trovano molte fotografie e documenti relativi alla presenza dell’Italia in quella colonia.
Infine, l’ultima,la Sala Etiopia.
Qui si trovano alcune uniformi particolarmente interessanti: l’uniforme originale di colonnello comandante dei gruppi sahariani in Libia negli anni 1930, appartenuta a S.A.R. Amedeo di Savoia, Duca d’Aosta, che fu anche Vicerè d’Etiopia dal 1939 al 1941; poi c’è l’uniforme del Ministro dell’Africa Italiana, dal 1939 al 1943, Gen. Attilio Teru

Sono esposti circa 30 stendardi dei vari reparti coloniali e, tra essi, molto importante, unico ed originale, lo stendardo del Vicerè d’Etiopia.
Alle pareti numerosi documenti e giornali dell’epoca relativi alla battaglia di Adua del 1° marzo 1896 e della Guerra d’Etiopia del 1935.
La disposizione delle uniformi e dei documenti segue un percorso cronologico che va dal 1869, al 1885, al 1912, al 1935 fino al 1960.
So che Lei è anche il Direttore responsabile del Museo. Cosa comporta questa carica?
Comporta un impegno particolare, sia culturale, al fine di tenere sempre più aggiornato ed interessante il Museo con l’immissione di nuovi pezzi, uniformi e documenti vari nel contesto del materiale esposto, e sia fisico in quanto un Museo comporta anche problemi di organizzazione, costante efficienza e buona organizzazione per cui è necessario assicurare la propria costante presenza.
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